Storia dell'acrobazia aerea

Tali attività erano osteggiate dalle autorità superiori che, provenienti dalla fanteria, le consideravano una prodezza da saltimbanchi.
Nel 1923, l’aeronautica venne costituita come Arma ed il governo vide, finalmente, nella nuova specialità un elemento di prestigio per esaltare l’immagine dell’Italia nel mondo.
Cominciarono le “Giornate Dell’Ala”, le crociere, le partecipazioni alle manifestazioni aeree, con prestazioni acrobatiche individuali e formazioni che assumevano le classiche forme a triangolo, a freccia, ad otto. Il volo di queste formazioni non era acrobazia, ma ne costituiva la base.
Contributo fondamentale alla nascita dell’acrobazia fu data da un pilota, Rino Corso Fougier che nel 1928, dopo aver assunto il comando del 1° Stormo Caccia sull’aeroporto di Campoformido, forma il primo gruppo di piloti acrobatici. Fougier riuscì dove molti avevano fallito, a finalizzare l’esuberanza dei piloti, veri assi nel volo solista, costringendoli ad un addestramento dove oltre al volo in formazione aveva importanza la manovra collettiva. Le figure acrobatiche entrarono a far parte dei programmi presentati nelle manifestazioni aeree.
In quell’anno nasce il “Gheregheghez… ghez.”, il grido del 1° Stormo Caccia che diventerà il grido di tutti i reparti da Caccia.
Nel 1930 viene costituito sull’aeroporto di Bresso, in provincia di Milano, il “nucleo di alta acrobazia” con il compito di curare e perfezionare l’addestramento dei piloti da caccia nell’acrobazia individuale e collettiva.
Nel 1932 avvenne l’esibizione, prima a Campoformido, poi a Roma, che ufficializzò la nascita di una vera pattuglia acrobatica, composta da ben 27 caccia CR-20. In seguito la formazione del 1° Stormo raccolse, per anni, successi in Patria come all’estero: in Usa, Austria, Germania, Belgio, Francia, Ungheria, Romania, Svizzera.
Nel 1939, in occasione dell’inaugurazione dell’aeroporto di Torino Caselle, una pattuglia di nove CR 42 eseguì l’ultima esibizione acrobatica prima dello scoppio della guerra mondiale. Un evento drammatico che riportò l’acrobazia alla sua origine: lo studio delle manovre in una lotta per la vittoria e la sopravvivenza.
L’acrobazia fu allora definita:
“manovra o insieme di manovre atte a far prendere all’aeroplano posizioni di volo anormali, pericolose e difficili a scopo spettacolare o manovriero. Dal punto di vista militare l’acrobazia permette ai piloti da caccia di sistemarsi in posizione vantaggiosa rispetto all’avversario, potendo il pilota acrobaticamente più esperto eseguire manovre che l’altro non riuscirebbe ad eseguire”.
L’orrore della guerra ebbe fine. La ricostruzione, gli anni difficili del dopoguerra, vide la nostra aeronautica segnare il passo fino al 1950 con un’esibizione della pattuglia della 2a Z.A.T. di Padova con 3 “RO 41”.
1951: assistiamo al rinnovamento con velivoli nuovi ed in piena efficienza, mentre nei reparti si costituivano i team acrobatici che avevano attività locale.
1952: dopo anni di sacrifici, di speranze ed illusioni, la pattuglia acrobatica del 4° Stormo, quelli del Cavallino Rampante, anche se non riconosciuta dallo Stato Maggiore onorava lo spirito di una nuova era dell’acrobazia. La formazione a rombo di quattro De Havilland DH100 Vampires, effettua mezz’ora di esibizione fra loopings, tonneaux, rovesciamenti, passaggi alla minima con i carrelli estesi, apertura ed atterraggio.
1953: la pattuglia acrobatica dei Guizzo (dal nominativo radio del 103° Gruppo) e del 5° Stormo CB con quattro F 84 G, divennero pattuglia di rappresentanza della nostra aeronautica.
1954: per merito dei Guizzo agli ordini del Col. Moci, nasce la bomba con apertura verso l’alto e doppio incrocio della formazione.
1955: la 51° Aerobrigata mette in linea le “Tigri Bianche”, una formazione di quattro F 84 G che in diciotto minuti di volo inanellava undici figure acrobatiche di sicuro effetto.
1956: la 5° Aerobrigata ha in piena attività la pattuglia dei Getti Tonanti con quattro F 84 G. Il testimone passava alla 6° Aerobrigata, che metteva in linea una superformazione di 16 velivoli con quattro team di F 84 G, da cui sarebbero nati i Diavoli Rossi.
Nel settore aeronautico l’acrobazia collettiva faceva status, ogni forza aerea aveva i propri team acrobatici quale espressione dell’addestramento e della bravura dei piloti, del temperamento e dell’estrosità di un popolo.
All’estero, nella Royal Air Force c’erano due team montati sull’Hunter, caccia gioiello dell’aeronautica di Sua Maestà, “The Black Knights” e “Flyng Arrows”, più conosciuti con il nome di “Treble One”, un nome scritto nel Libro D’Oro dell’acrobazia collettiva. Nell’Armée de l’Air, la “Patrouille de France” con quattro Ouragan poi passata al Mystère IV della 4° Escadre de Chasse. L’USA in Europa aveva gli Skyblazers su quattro F-86E, poi passati al Super Sabre F-100C, e gli “Acrojets” su quattro T-33.
La Belgium Air Force gli “Acrobobs“ su quattro Gloster Meteor. La Royal Nederland Air Force dismetteva i Red Diamond su Gloster Meteor per i “Whisky Four” su quattro T 33. LEjercito de L’Aire spagnolo la “ Patrulla Acrobatica “ con quattro F 86 F . L’Aeronautica Sovietica schierava una pattuglia di quattro Mig 17 ai comandi del Cap. Papov, presenti tutte le figure conosciute e la “bomba con incrocio a terra”. Le Forze Aeree Canadesi in Europa con quattro Sabre Canadian, la pattuglia “Sky-lancers”.
Nel giugno del 1956, durante un allenamento, all’uscita di un looping leader e gregari si schiantavano sulla pista. Quattro uomini perirono, in piena fiducia l’uno dell’altro. Si salvò solo il pilota di riserva che per onorare la memoria dei colleghi volò nella manifestazione di Strasburgo con il velivolo dipinto di nero.
In America i Blue Angels per l’U.S. Navy con quattro F-9 più due F-8 Cougar. Presenti anche i Thunderbirds, con cinque F-100C da Nellis del 4520 Air Demontration Squadron; c’erano anche i “Sabre Knigts” dell’All Weather Interceptor, con quattro F-86 D ed i “Minute Man” dell’Air National Guard su F-86F.
In Italia la formula era una “nazionale” ed una pattuglia di riserva che si allenava, frequentava le manifestazioni minori e si preparava per l’anno successivo.
1957: l’incarico ufficiale fu dato alla 4° Aerobrigata, quella del Cavallino Rampante e l’ingaggio come riserva assegnato alla 6° Aerobrigata. Successivamente, il comando della 4° Aerobrigata si trasferiva da Napoli a Roma sul nuovo aeroporto di Pratica di Mare, con transizione sull’F-86E. La pattuglia, come da tradizione, adottò il nome di “Cavallino Rampante”. Due le innovazioni: i fumi fissi e la livrea colorata. Carlinga color giallo, muso con strisce rosse, ali e piani di coda in azzurro punteggiato di stelle. In risalto il cavallino rampante. Alla 6° Aerobrigata, il Cap. M Squarcina, un pilota eccezionale ed un maestro nella disciplina acrobatica, aveva il comando dei “Diavoli Rossi”. L'anno successivo, proprio questi ultimi vinceranno la Coppa del Mondo di Acrobazia Aerea a Soesterberg, con uno show tirato al limite e perfetto per grazia ed audacia.
1958: l’incarico di riserva alla 2° Aerobrigata con base a Cameri. Nascevano i “Lanceri Neri”, con sei F-86E comandati da A. Nencha. Nuova livrea, un programma di 14 figure, l’apertura della bomba verso il basso con il 6 che buca il centro della formazione. Per la cronaca a Pratica di Mare, il Magg. M. Colagiovanni, comandante del Reparto Sperimentale di Volo, metteva in piedi un team acrobatico di cinque G-91. Un mese di attività praticata nel tempo libero, poi nulla più.
1959: con i “Lanceri Neri” al massimo della forma, l'incarico di riserva andò alla 5° Aerobrigata C.B. di Rimini ancora su F-84F, i famosi "Getti Tonanti". Squarcina intanto si presentò con il suo team in U.S.A., in occasione del 1° Congresso Mondiale sul Volo.
1960: Olimpiadi di Roma. I “Getti Tonanti” di rappresentanza per l’anno disegnano cinque cerchi, che non erano quelli olimpici ma rappresentavano solidarietà, fraternità, affiatamento dei cinque piloti e un solista.
La 4° Aerobrigata riceveva l’incarico di team di riserva ed i Pony del Cavallino edizione ’60 con leader M. Scala erano i più giovani piloti della storia acrobatica collettiva del dopoguerra e per la prima volta tutti ufficiali; consulente e gran maestro l’asso il Magg. N. Defraia.
1961: a Gennaio, l’allora C.S.Maggiore dell’Aeronautica siglava l’atto costitutivo del 313° Gruppo Addestramento Acrobatico, il reparto che identifica la Pattuglia Acrobatica Nazionale. Per la storia, in una lettera scritta dal Magg. Mario Squarcina ad un Ufficiale di S.M. si legge: “l’idea di creare un organismo controllato da elementi particolarmente esperti …”.
Il 3 marzo i sei Sabre del “Cavallino Rampante” arrivano a Rivolto dopo un doveroso passaggio sull’aeroporto di Campoformido dove eseguono un looping. Sulla coda c’è ancora l’emblema del reparto che sarà cancellata ma rimarrà nel cuore e nel nominativo radio “Pony”, a ricordo del glorioso passato di cacciatori e di quanti hanno contribuito a scrivere pagine di quell’avventura meravigliosa del volo acrobatico.
Bibliografia di riferimento
Renato Rocchi – La meravigliosa avventura storia del volo acrobatico- Aviani Editore 1990






